Così cambia la scuola tra studenti “nativi” e prof “saggi digitali”

La nuova scuola digitale italiana sperimenta l’introduzione in aula di una lavagna interattiva multimediale (Lim). Che poi è uno schermo periferico collegato a un computer, collegato a un proiettore. L’introduzione dello strumento realizza parte di un più ampio progetto ministeriale per “l’integrazione delle tecnologie della comunicazione, nella didattica in classe e in modo trasversale nelle diverse discipline”. di Francesco Vergani
10 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 01:40 | 20 AGO 20
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In realtà non sussistono problemi anagrafici e tecnologici insormontabili, volendo cavalcare, da docenti, l’onda innovatrice anche senza farsi travolgere e senza perdere di vista il faro della centralità dell’apprendimento. Non è più il caso di suddividere i presenti in aula in due categorie distinte di cittadini: i “nativi” (gli alunni) e gli “immigranti” digitali (gli insegnanti), per dirla con l’americano Marc Prensky. In realtà “ricerche recenti dimostrano che l’uso delle tecnologie, non separa ma avvicina le generazioni” spiega al Foglio il direttore del Cremit, Pier Cesare Rivoltella. Alcuni “immigranti” stanno diventando nativi, è un dato di fatto. E comunque “l’esperienza dell’adulto immigrante può essere utile al nativo” continua il professore (e blogger su questi temi), “vuoi per promuovere la sua riflessione, vuoi per invitarlo a pensare le sue pratiche”. Una nuova integrazione tra i mezzi di comunicazione e la formazione è dunque più che possibile. E’ problematica ma praticabile. Certo serve una didattica saggia, servita da insegnanti saggi. Prensky ha in seguito aggiornato la sua categorizzazione del cittadino contemporaneo, individuando nuovi “stupidi”, “smanettoni” e “saggi” digitali. Rivoltella sostiene la proposta di una “didattica della saggezza”. Intermedia “tra gli opposti estremismi di certe retoriche a favore o contro la tecnologia per l’educazione”. Perché “è stupido rifiutare in toto le nuove macchine, come è stupido utilizzare nuove macchine, adottando vecchie pratiche”. Perché “è inutile utilizzare nuove macchine, senza una solida motivazione educativa”. Ci sono poche risorse a disposizione? “Può bastare un telefonino. L’insegnante saggio sa dosare la tecnologia al di là delle sue competenze tecniche”. Anche se non è uno smanettone, ugualmente non è uno stupido.
di Francesco Vergani